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UNA QUESTIONE DI GUSTO


Siete stati invitati ad una cena e vi trovate in Italia nel XVI secolo? Ecco qualche nozione su cosa potreste trovarvi nel piatto, e non dimenticate le buone maniere!

Generalmente il principe della tavola rinascimentale era lo zucchero. Via libera quindi a gusti dolci e alla nascita della pasticceria come la conosciamo oggi, un'arte che ha iniziato ad evolversi proprio durante il rinascimento. Si iniziò ad apprezzare anche i mille usi possibili della "pelle del latte" ossia la panna, fino ad allora ignorata ampiamente. Alle nobili tavole rinascimentali però, del medioevo resistettero alcune fantasiose creazioni come gli animali serviti "come vivi" ossia cucinati, farciti e ricomposti al loro stato originale con piumaggio e testa, oppure le torte di patate e i pasticci di carne e gli arrosti. Al contrario di oggi, un commensale alla tavola di quel tempo poteva iniziare il suo pasto con qualche acino d'uva o un frutto, ed accompagnare ogni pietanza con salse leggere a base di piante aromatiche e olio. Una dieta per nulla magra, ma che sicuramente sapeva allietare il palato, e la vista, grazie alla nascita e allo sviluppo delle prime forme di impiattamento. Il gusto per il bello che si faceva strada pian piano vide anche accrescere il gusto per l'apparecchiatura della tavola e per il servizio. Il cuoco infatti, pur avendo una rilevanza fondamentale, solitamente si era formato sul campo, ed era di estrazione sociale umile, mentre i servitori a tavola come il bottigliere, erano scelti accuratamente tra i membri dell'aristocrazia, come succedeva per le dame da compagnia delle corti di tutta Europa. Il servizio inoltre prevedeva una serie di movenze e di atti teatrali che rendevano ogni banchetto un vero e proprio spettacolo per la gioia del Signore del luogo e dei suoi commensali.




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