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Giardini Salvi: oltre la decadenza


Uno scrigno dimesso in Vicenza, definita "città bellissima". Uno scrigno "svuotato" dal suo valore, nel tempo perduto.



Al suo interno due costruzioni dall'aspetto alquanto trascurato: loggia Valmarana (1592), e loggetta del Longhena (1649). La prima restaurata da non molto tempo, ma richiusa; la seconda abbandonata e ridotta male. Tra loro un corso d'acqua, la Seriola, spesso maleodorante e stagnante, alberi stupendi con aiuole decadenti e trascurate e vialetti anonimi.


L'ho definito uno scrigno, perché sarebbe tale se ci fosse interesse serio e competente per ridargli vita, aspetto, bellezza. La sua posizione è strategica per diventare un punto di interesse per turisti e soprattutto per i cittadini.


Amare la storia, riconoscerne il senso e valorizzarne ciò, che chi ci ha preceduto ha saputo creare per far sì, che la città avesse senso. Invece tale giardino è simbolo di decadenza e disinteresse. Un disinteresse in molti casi piuttosto diffuso in Italia. Ma se avessimo un po' di amore per ciò che abbiamo e da tale amore sbocciasse come un fiore, il desiderio di essere lungimiranti, ecco che da questo luogo potrebbe nascere davvero uno scrigno di bellezza. Magari una sintonia, una forma di interesse storico-culturale-economico tra pubblico e privato, si potrebbe configurare con successo, che tale giardino da brutto anatroccolo diventasse un meraviglioso giardino di cui essere orgogliosi.


Orgogliosi di essere UNESCO.


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