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Il genio sulla carta

Giacomo Gastaldi, illustre cartografo del 1500, fu una delle grandi menti ospitate dalla città di Venezia in quel periodo.

Si trasferì infatti con la famiglia nel 1539 ed iniziò la sua carriera di ingegnere per la Serenissima. Gastaldi compose 109 carte, un numero altissimo per l'epoca, e riuscì a rappresentare tutto il mondo per come allora era conosciuto. La sua tecnica comprendeva e promuoveva l'utilizzo dell'acquaforte, un metodo sicuramente più preciso di quello utilizzato fino ad allora, la xilografia, che comprendeva l'utilizzo di tavolette di legno che andavano incise di volta in volta con il profilo della mappa.

L'acqua forte, in origine aqua fortis, sfrutta il fenomeno della corrosione per mezzo di un acido, di lastre di rame. Non più quindi l'artigiano doveva utilizzare una punta sul materiale per disegnare le sagome. Semplicemente, una volta cosparsa la lastra di vernice grassa, si procedeva ad eliminarla dalle aree ove l'acido dovesse fare effetto, per mezzo di aghi dal manico in legno di varie misure. Ecco quindi che attraverso un mordente, il più comune era l'acido nitrico, aggrediva il metallo rendendolo pronto per la stampa, dopo un'accurata pulizia. Il mordente era l'elemento che dava il nome al processo, per la sua somiglianza con l'acqua, pur essendo particolarmente potente.

L'ultimo passaggio prevedeva la stampa per mezzo di torchio calcografico per cui la lastra inchiostrata era premuta con immensa forza sul foglio.

Ma l'ingegno di Gastaldi non si fermò qui: tra le sue idee va ricordato il nuovo metodo per stampare le carte in formato ridotto e facilmente trasportabile, di cui fu un esempio la stampa di un planisfero avvenuta nel 1546, dove le masse continentali dell'emisfero nord appaiono unite fra di loro tramite la parte più settentrionale.



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